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RSPP e Datore di lavoro

I criteri di attribuzione delle responsabilità

 Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione è una figura aziendale obbligatoria, vista la sua importanza gli obblighi dell’RSPP sono molteplici e vengono tutti elencati nell’art. 13 del D.Lgs. 81/08 nel quale leggiamo: individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi, individuazione delle misure di sicurezza e salubrità dell’ambiente di lavoro; elaborazione delle misure preventive e protettive e dei sistemi di controllo delle misure adottate; elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività aziendali; proposta di programmi di formazione e informazione per i lavoratori.

La definizione di “responsabile del servizio di prevenzione e protezione” introdotta dal decreto 81/08 - e mantenuta inalterata dal decreto correttivo - prevede che l’RSPP “risponda” del suo operato al datore di lavoro.  Si tratta di una indicazione di natura “funzionale” (che non modifica in termini gerarchici il rapporto tra RSPP - che resta figura di staff alla direzione aziendale - e datore di lavoro), tesa a far sì che vi sia un rapporto diretto tra RSPP e datore di lavoro, non mediato da altri soggetti intermedi cui l’RSPP spesso nella pratica aziendale si trova a dover riferire. Il legislatore del testo unico ha inteso dunque stringere ulteriormente il collegamento funzionale tra il datore di lavoro e l’RSPP, secondo una logica di continuità rispetto ad altre previsioni già presenti nella normativa anche antecedente al D.Lgs. n. 81/2008,e poi ulteriormente confermate da questo decreto, quali la norma relativa all’ indelegabilità dell’obbligo di designazione dell’RSPP (art. 17 comma 1 lett. b) e le norme sanzionatorie che attribuiscono al datore di lavoro la responsabilità in via contravvenzionale per l’operato del responsabile del servizio (inquadrando il primo come soggetto giuridico onerato degli obblighi prevenzionali ed il secondo come figura dotata di competenze tecnico-gestionali avente il compito di mettere il primo in condizione di adempiere a tali obblighi).
Nella definizione di RSPP fornita dall’articolo 2 del testo unico viene inoltre specificato il ruolo di coordinamento del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Tale sottolineatura intende definitivamente far emergere la natura gestionale del ruolo di RSPP - già voluta dal decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626 e poi ulteriormente ribadita dal D.Lgs. n. 81/2008 - quale figura cui è richiesta un’attività di coordinamento al servizio di prevenzione e protezione. E’ stato osservato, in ordine alla natura del ruolo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, che la “funzione [dell’RSPP] è comunque di supporto e di consulenza al vertice e alla linea aziendale (funzione di staff), anche se spesso, per i compiti propri del servizio di cui è responsabile, interviene in modo specialistico, rischiando in tal modo di essere diviso tra due tipologie di attività molto differenti. Da un lato, infatti, è chiamato a promuovere un approccio gestionale diffuso alla prevenzione (attività manageriali), dall’altro, deve realizzare una serie di azioni propriamente tecniche (fondamentali ai fini della sicurezza e della salute dei lavoratori), che possono comunque essere collocate nel quadro globale dell’attività gestionale. Una profonda differenza separa dunque il ruolo prevalentemente manageriale del responsabile del servizio di prevenzione da quello tecnico-specialistico del tradizionale addetto alla sicurezza. Il responsabile del servizio opera per conto del datore di lavoro, il quale è persona che giuridicamente si trova nella posizione di garanzia, poiché l'obbligo di effettuare la valutazione e di elaborare il documento contenente le misure di prevenzione e protezione, in collaborazione con il responsabile del servizio, fa capo a lui (art. 28 D.Lgs. 81/08), tanto è vero che il medesimo decreto non prevede nessuna sanzione penale a carico del responsabile del servizio, mentre all'art. art. 55 D.Lgs. 81/08, punisce il datore di lavoro per non avere valutato correttamente i rischi.
Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione è, in altri termini, una sorta di consulente del datore di lavoro ed i risultati dei suoi studi e delle sue elaborazioni, come pacificamente avviene in qualsiasi altro settore dell'amministrazione dell'azienda, vengono fatti propri dal datore di lavoro che lo ha scelto, con la conseguenza che quest'ultimo delle eventuali negligenze del consulente è chiamato comunque a rispondere. Comunque,  il soggetto designato "responsabile del servizio di prevenzione e protezione", pur rimanendo ferma la posizione di garanzia del datore di lavoro, anche se privo di poteri decisionali e di spesa, può essere ritenuto corresponsabile del verificarsi di un infortunio, ogni qual volta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l'obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere, nel sistema elaborato dal legislatore, che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l'adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione. Con particolare riguardo alle funzioni che il D.Lgs. 81/08, art. 33 riserva al “responsabile del servizio di prevenzione e protezione”, l'assenza di capacità immediatamente operative sulla struttura aziendale non esclude che l'inottemperanza alle stesse - e segnatamente la mancata individuazione e segnalazione dei fattori di rischio delle lavorazioni e la mancata elaborazione delle procedure di sicurezza, nonché di informazione e formazione dei lavoratori - possa integrare un'omissione "sensibile" tutte le volte in cui un sinistro sia oggettivamente riconducibile a una situazione pericolosa ignorata dal responsabile del servizio. Per altro verso, considerata la particolare conformazione concepita dal legislatore per il sistema antinfortunistico, con la individuazione di un soggetto incaricato di monitorare costantemente la sicurezza degli impianti e di interloquire con il datore di lavoro, deve, come si è detto, presumersi che, ove una situazione di rischio venga dal primo segnalata, il secondo assuma le iniziative idonee a neutralizzarla.” Passando ad esaminare gli obblighi informativi del datore di lavoro nei confronti dell’RSPP e finalizzati a porre quest’ultimo in condizione di adempiere ai suoi compiti, va ricordato che ai sensi dell’articolo 18 comma 2 D.Lgs. n. 81/2008 il datore di lavoro deve fornire all’RSPP (oltre che al medico competente) informazioni in merito a:

  1. la natura dei rischi;
  2. l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure preventive e protettive;
  3. la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;
  4. i dati relativi alle malattie professionali;
  5. i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza.

Si sottolinea che il datore di lavoro, per mettere il SPP in grado di disporre correttamente ed efficacemente delle necessarie conoscenze, deve fornire allo stesso tutte le informazioni necessarie al raggiungimento ed al mantenimento degli obiettivi, ed in tal senso egli crea un flusso permanente di informazioni verso tale struttura che contenga quanto indicato dall’art. 18 comma 2 D.Lgs. 81/08. Tutte le informazioni devono essere documentate affinché il servizio di prevenzione e protezione sia veramente messo in grado di operare. Appare però evidente la necessità che tale attività documentale non si traduca in un danno per il datore di lavoro che potrebbe vedere svelati segreti e conoscenze sui processi lavorativi. In tal senso la documentazione potrà essere opportunamente classificata con procedure che consentono al datore di lavoro la massima garanzia e tutela della riservatezza.

 

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